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giovedì 9 ottobre 2014

MUGGIA, LA PROVINCIA REVOCA AL COMUNE 6 MILA EURO PER L’ADEGUAMENTO DELL’IMPIANTO TERMICO DELLA PALESTRA PACCO DOPO CINQUE ANNI DI INUTILIZZO

Comunicato Stampa

Richiesto, inutilizzato per cinque anni e quindi revocato e restituito alla Provincia un contributo di 6 mila euro destinato originariamente all’adeguamento dell’impianto termico della palestra G. Pacco di Muggia.
Mi chiedo – commenta Claudio Grizon, consigliere comunale del Pdl - come sia possibile che un Comune oggi si possa permettere la perdita di un finanziamento opportunamenteacquisto per un indispensabile intervento sul suo patrimonio: mi pare un fatto grave su cui servono delle spiegazioni convincenti.
La vicenda risale al 2009 quando il Comune ha richiesto e poi ottenuto dalla Provincia un contributo di 6 mila euro per l’adeguamento dell’impianto termico della palestra G. Pacco.
In realtà quell’importo – rivela Grizon che è anche consigliere provinciale, come emerge dalla determina dell’11 luglio con cui è stato restituito alla Provincia - non è mai stato speso per “diversi motivi, tra gli altri, in quanto i locali della Palestra erano utilizzati (…) per cui i tempi durante le sospensioni risultavano troppo stretti” per svolgere i necessari lavori.
Il Comune però ha saputo della revoca solo lo scorso 28 marzo quando la Provincia, respingendo la richiesta per una diversa destinazione di quel fondo, comunicava di aver già “avviato il provvedimento di revoca del contributo che comporta la restituzione della somma erogata”.
Nel frattempo, infatti, si era presentata “un’altra emergenza, indifferibile e urgente, la rottura del generatore di calore e del bruciatore  presso l’impianto sportivo adibito a campo tennis in località Piasò” per cui la giunta Nesladek sperava di recuperare il vecchio finanziamento.
Il vero problema – sottolinea Grizon – è che l’amministrazione ha fatto trascorrere invano quasi cinque anni che, con ogni probabilità, sono stati un motivo aggiuntivo alla revoca del finanziamento.
Per far luce sul caso il consigliere ha presentato un’interrogazione al sindaco per sapere se l’intervento previsto consisteva nella realizzazione della centrale a biomasse (che com’è noto è stata attivata nel febbraio 2013 dopo vari ritardi) o nell’adeguamento dell’impianto precedente, quali sono i “diversi motivi” che hanno giustificato la rinuncia all’intervento, chi ha deciso di non realizzare l’intervento originario e per quale ragione sono trascorsi inutilmente quasi 5 anni prima di chiedere un diverso utilizzo del contributo.


sabato 5 gennaio 2013

CATASTO DELLE CALDAIE, CODE NEGLI UFFICI

LA NOTA
SI precisa che l'intervento l'ho fatto in qualità di consigliere provinciale. Inoltre l'ultima frase non corrisponde al vero: non è la Provincia a pagare i 7 euro di bollo ma sono i cittadini a pagarli al loro tecnico di fiducia il quale deve versarli alla Provincia. Vi invito a leggere il comunicato originale.

Da Il Piccolo di sabato 5 gennaio 2013 - Pagina 36 - Cronaca Trieste 

Catasto delle caldaie, code negli uffici 
In crisi a Muggia i cittadini per la compilazione del questionario degli impianti promosso dalla Provincia

di Riccardo Tosques 

MUGGIA - Scarsa informazione e procedure ripetitive e a volte non corrette. L'istituzione del catasto degli impianti termici ha colto alla sprovvista centinaia di cittadini della provincia triestina. 
Il provvedimento, che interessa almeno 15 mila nuclei familiari - 7 mila a Muggia, circa 4 mila a Duino Aurisina, 2 mila e 600 a San Dorligo, 870 a Sgonico e 355 a Monrupino -, è stato promosso dalla Provincia attraverso una missiva. 
Nella lettera si evidenzia come il questionario allegato dovrà essere consegnato al proprio Comune con l'inserimento di una serie di dati tecnici. 
Disagi sono stati registrati a Muggia per la mancanza del timbro di ricevuta da parte degli uffici comunali. Sulla vicenda, segnalata dal coordinatore del Pdl muggessano Claudio Grizon, è intervenuto l'assessore provinciale Vittorio Zollia: «L'amministrazione comunale ci ha assicurato che il problema è unicamente legato ad una sostituzione di personale all'Ufficio Protocollo, superato dal fatto che viene posto un timbro dal Comune stesso sulla copia del documento presentato».
L'assessore ha precisato poi che a fronte degli iniziali modelli pervenuti dagli installatori a regime in numero di circa 3mila 500, risultano già pervenute, ai fini dell'avviato catasto, ulteriori 5mila circa, complessivamente il 60-65% dell'utenza provinciale. Sui dati da inserire e le difficoltà riscontrate, soprattutto dagli anziani, il consigliere comunale pidiellino Grizon ha evidenziato il mancato snellimento della burocrazia ai danni dei cittadini: «Dovrebbe essere salvaguardato il principio che quando la pubblica amministrazione è già in possesso di certe informazioni queste non devono tediare con inutili adempimenti il cittadino. Infatti, quantomeno per gli edifici più recenti, le dichiarazioni di conformità degli impianti vengono consegnate in copia alla Cciaa e al Comune di competenza. I Comuni minori e la Provincia hanno invece intrapreso la via più comoda e veloce obbligando i cittadini a fornirli belli e pronti anche nei casi in cui magari erano già a disposizione»
La replica di Zollia: «I dati sono quelli indispensabili e richiesti dalla normativa. Per ovviare alle difficoltà la Provincia ha pubblicato un piccolo manuale contenente le istruzioni di compilazione che è stato inviato agli utenti ed è disponibile anche sul nostro sito. Gli utenti possono inoltre contare sul supporto degli installatori e/o rivolgersi ai preposti uffici provinciali». 
Grizon infine ha stigmatizzato il costo dell'operazione: «La Provincia dovrà sborsare i 7 euro minimi di bollo per ogni controllo sugli impianti che le aziende autorizzate riscuoteranno in sua vece e che la Provincia dovrà reinvestire per le spese relative a questa competenza».

giovedì 3 gennaio 2013

CATASTO IMPIANTI TERMICI: A MUGGIA I CITTADINI PROTESTANO PERCHE’ NON SI RILASCIA LA RICEVUTA

L’assessore Zollia cade dalle nuvole: “ma…com’è possibile? Chiederò al dirigente”
Grizon (Pdl): per i controlli una gabella della Provincia da oltre 100 mila euro ogni due anni su famiglie e imprese

“Com’è possibile che dopo aver consegnato il modulo non mi venga rilasciata alcuna ricevuta?”  "Ho consegnato il modulo al protocollo ma non mi hanno voluto timbrare la copia che mi ero fatto per ricevuta”“Se la Provincia mi dovesse contestare di non aver presentato il modulo cosa non ho nulla da esibire per dimostrare di aver fatto quanto dovevo”. 
Queste sono alcune delle domande che oggi un gruppo di cittadini mi hanno posto appena arcata la soglia del Palazzo di Piazza Marconi agitando i loro moduli in attesa di poterli consegnare all’Ufficio per le relazioni con il pubblico.
Ho subito intuito il problema, anche perché io stesso, appena ricevuta la lettera della presidente Bassa Poropat e dell’assessore Zollia sull’istituzione del catasto degli impianti termici, proprio nei giorni di S.Nicolò, ho notato che in primo luogo non era stato ben specificato, comune per comune, l’ufficio o la persona di riferimento ove consegnarlo e le relative modalità.
Nella lettera, infatti, la Provincia si limita ad intimare genericamente ai cittadini che il questionario “dovrà essere compilato e restituito via posta, o direttamente a mano, al Suo Comune” entro 30 giorni. Pena l’avvio prioritario dei primi controlli “sugli impianti sui quali non si hanno informazioni adeguate”.
Ovviamente la situazione aveva bisogno di una tempestiva risposta per cui non ho esitato un attimo nel chiamare al telefono l’assessore Zollia il quale dopo aver sentito la mia descrizione dei fatti, e le lamentele dei cittadini in sottofondo, ha dichiarato sorpreso cadendo dalle nuvole “ma… come è possibile? ….una ricevuta dovrebbe essere rilasciata, chiederò al dott. Cella” (il dirigente responsabile del settore ambiente della Provincia). Ho quindi chiuso la telefonata pregandolo di essere aggiornato in merito.
A questo punto mi chiedo come sia possibile che la Provincia abbia preso tutta questa vicenda così sottogamba, senza preoccuparsi di concordare con i Comuni, che in realtà hanno la competenza sull’istituzione del catasto, modalità chiare e trasparenti per la consegna dei questionari per l’anagrafe degli impianti termici.
Perché poi i Comuni non sono stati in grado di realizzare il catasto ed hanno scaricato il problema alla Provincia che in realtà avrebbe solo i compiti dei controlli?
Il provvedimento interessa almeno 15 mila nuclei famigliari (7 mila solo a Muggia, circa 4 mila a Duino Aurisina, 2 mila e 600 a San Dorligo della Valle, 870 a Sgonico e 355 a Monrupino), dove ci saranno sicuramente molti anziani oppure persone non tecnicamente preparate per compilarli agevolmente in quanto si richiedono una serie di dati tecnici che potrebbero mettere in difficoltà molti.
A questo punto sarà necessaria un’interrogazione all’assessore all’ambiente Zollia per fare il punto sulle modalità con cui la Provincia ha gestito la vicenda del catasto degli impianti termici al posto dei Comuni ove, anche in ragione dei problemi accaduti a Muggia, i termini per la consegna dei moduli siano prorogati, si provveda a verificare che ai cittadini siano rilasciate ricevute o eventualmente la Provincia o i Comuni si impegnino a comunicare il ricevimento del modulo a tutti gli interessati.
Sarà anche il caso di approfondire se negli altri comuni minori ci sono stati problemi sulla consegna dei moduli e sul rilascio di copie timbrate per ricevuta.
Il catasto degli impianti termici è senz’altro un provvedimento corretto ma dovrebbe essere salvaguardato il principio che quando la pubblica amministrazione è già in possesso di certe informazioni queste non devono tediare con inutili adempimenti il cittadino.
Infatti, quantomeno per gli edifici più recenti, le dichiarazioni di conformità degli impianti vengono consegnate in copia alla CCIAA e al Comune di competenza, mi sembra in taluni casi assieme ai progetti e alle relazioni tecniche sugli impianti, pertanto almeno in parte in parte le richieste sono ridondanti se non vessatorie nei confronti dei cittadini.
I Comuni minori e la Provincia hanno intrapreso la via più comoda e veloce per quanto riguarda l’acquisizione dei dati, obbligando i cittadini a fornirli belli e pronti anche nei casi in cui magari erano già a disposizione della pubblica amministrazione: che serve poi parlare di semplificazione amministrativa e dello snellimento della burocrazia richiamando a gran voce tutte le norme tese all’informatizzazione della PA e dello stato?  
Ma alla fine della fiera ai cittadini rimarranno gli adempimenti, i moduli ed i costi annuali per le verifiche periodiche e alla Provincia i 7 euro minimi di bollo per ogni controllo sugli impianti che le aziende autorizzate riscuoteranno in sua vece e che la Provincia dovrà reinvestire per le spese relative a questa competenza. 
Se dobbiamo considerare 15 mila famiglie dei Comuni minori ad un minimo di 7 euro e se consideriamo le quattro tipologie di impianto da verificare annualmente oppure ogni 2 e 4 anni, parliamo di una gabella da oltre 100 mila euro ogni biennio che non sono proprio bruscolini.

Claudio Grizon
Capo Gruppo del PDL in Provincia di Trieste