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mercoledì 11 febbraio 2015

GRIZON (ANVGD): "OFFENSIVA PER GLI ESULI LA PROPOSTA DI ROSATO (PD) SULL'IMPIEGO DEI 90 MILIONI DI DOLLARI PER FINI ELETTORALI"


"Quei 90 milioni di dollari moralmente appartengono agli esuli ed è offensivo che un deputato triestino abbia avuto la sfrontatezza di proporre di darli alla città di Trieste per chissà quale progetto d'impronta elettoralistica".
Commenta così Claudio Grizon, capo gruppo del Pdl in Provincia, consigliere nazionale e vice presidente triestino dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la proposta avanzata dell'on. Ettore Rosato in vista della riapertura del tavolo tra il governo e gli esuli.
"Nessuno pensi di contare sull'assenso delle Associazioni degli esuli su un'operazione di così basso profilo - prosegue Grizon  -: abbiamo atteso 32 anni e piuttosto di veder strumentalizzati quei soldi è meglio che il Governo li lasci dove stanno".
"Per chiudere poi definitivamente la questione degli indennizzi - ricorda il consigliere dell'ANVGD - servirebbero almeno 2, 3 miliardi di euro e quindi quei 90 milioni di dollari rappresenterebbero una goccia nell'oceano".       
"Se davvero il governo ritiene che i tempi per concludere la questione sono maturi - conclude Grizon - non avrebbe dovuto permettere che Rosato un'uscita a gamba tesa che può essere considerata solo provocatoria e offensiva, specie perché fatta nel Giorno del Ricordo, e utile solo a dividere il fronte delle associazioni alle quali magari poi imporre una decisione loro sgradita".


domenica 9 febbraio 2014

PROVINCIA, CONSIGLIO AL MAGAZZINO 18 MA PER LA SINISTRA L'ESODO E' ANCORA UN PROBLEMA

Grizon (Pdl): nel 10° anniversario del Giorno del Ricordo la sinistra non riesce ad affrontare serenamente i temi dell’esodo e delle foibe

Domani per celebrare il 10°anniversario del Giorno del Ricordo il consiglio provinciale si riunirà in via straordinaria al Magazzino 18, dove sarà accolto dal presidente dell’IRCI Chiara Vigini. 
“La mia proposta di convocare una seduta straordinaria del consiglio – ricorda il capo gruppo Claudio Grizon - oltre che dai colleghi del PDL Massimo Romita, Viviana Carboni e Daniela Pallotta, e degli altri gruppi di opposizione, ha riscontrando fortunatamente la medesima intenzione anche nelle fila del centro sinistra”.
“Purtroppo però – si rammarica Grizon - la maggioranza non ha voluto dare alla ricorrenza la solennità che meritava: oltretutto la partecipazione del presidente del Senato alla seduta del consiglio comunale e la modesta presenza nel programma ufficiale sottrae ancora una volta la Provincia, anche su questi temi, dall’attenzione dell’opinione pubblica e dei media”.
“La riunione del consiglio al Magazzino 18 – aggiunge Grizon – sarà sicuramente suggestiva e per alcuni forse anche emozionante ma non ci offrirà l’occasione di svolgere una discussione sul tema magari con la presenza delle rappresentanze degli esuli”.
“Il centro sinistra – conclude Grizon – purtroppo non riesce ancora ad affrontare serenamente i temi dell’esodo, delle foibe e del sacrificio degli istriani: attendiamo tra l’altro da mesi che si affronti in consiglio una mozione della collega Viviana Carboni tesa proprio a promuovere l’apertura al pubblico del Magazzino 18, una mia interpellanza sulle dichiarazioni del vice sindaco di Roma contro il Giorno del Ricordo e una mia mozione che propone l’adesione della Provincia alla richiesta di revoca dell’onorificenza attribuita al maresciallo Tito”.

martedì 19 febbraio 2013

GIORNO DEL RICORDO: OMAGGIO DELLA PATRIA E DEGLI ITALIANI A CHI PAGO' COSI' DURAMENTE L'AMORE PER LA PATRIA

Intervento celebrativo per il “Giorno del Ricordo”

Trieste, 18 febbraio 2013

Egregio Presidente del Consiglio, Gentile Presidente della Provincia, colleghi Consiglieri,

il 10 febbraio ricorreva il “Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’esodo degli italiani dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia”, che il trattato di pace del 1947 assegnò alla Jugoslavia di Tito.
La Legge 30 marzo 2004 n. 92 che ha istituito il “Giorno del Ricordo”, approvata dal Parlamento italiano con voto pressoché unanime, ha sancito il formale riconoscimento di quei devastanti eventi che videro la popolazione italiana autoctona dell’Istria, Fiume e Zara costretta all’esilio in Patria e all’abbandono dei propri beni acquisiti in generazioni di pacifica permanenza nella loro Terra.
Grande parte di quei profughi conobbe precaria e indecorosa sistemazione in oltre 109 campi profughi nelle diverse regioni, protrattasi anche per lunghi anni, e furono loro per primi ad avere prelevate le impronte digitali (circolare Ministero dell’Interno 15 maggio 1949 n.224/17437) per il loro riconoscimento e la schedatura.
Dal dopoguerra le comunità giuliano - dalmate ricostituitesi con orgogliosa determinazione pur nel difficile contesto economico di quel tempo e spesso nell’indifferenza se non nella preconcetta ostilità di tanti ambienti, hanno contribuito fattivamente alla ricostruzione del Paese con il senso civico e la laboriosità innata loro sempre riconosciuti.
È doveroso che la Nazione ricordi gli eventi che nel Novecento colpirono un’intera regione storicamente e culturalmente legata alla civiltà italiana con la quale ha condiviso nei secoli vicende, lingua, arte, costumi, destini, e che ha dato un significativo apporto al processo di unità nazionale con la precoce adesione al Risorgimento delle sue più significative personalità politiche e intellettuali, da Niccolò Tommaseo ai garibaldini dalmati nella spedizione dei Mille, ai volontari giuliani accorsi alla difesa della Repubblica Romana.
Nella cornice europea che va estendendosi ad Est per accogliere Paesi e collettività di diversa tradizione statuale e politica, alla presenza e al ruolo dell’italianità adriatica deve essere restituita l’evidenza e la funzione che decenni di silenzio hanno colpevolmente negato per pregiudiziali ideologiche e opportunità internazionali, non solo in Patria ma anche in quegli Stati sorti dalle ceneri della ex Jugoslavia.
Il dato storico della presenza italiana in quei territori – che ne ha determinato incontestabilmente il volto civile e l’appartenenza alla cultura occidentale – deve essere riconosciuto dagli Stati che oggi hanno l’onere di conservarne il grande e plurisecolare patrimonio.
Il “Giorno del Ricordo” non si esaurisce con il pur doveroso, essenziale omaggio alle vittime dell’intolleranza etnica, ma vuole richiamare tutti – opinione pubblica e istituzioni nazionali e internazionali – a riconoscere l’antica e fondamentale presenza italiana nell’Adriatico orientale.
Una presenza che - grazie alla testimonianza fiera e tenace delle comunità dei giuliani, istriani, fiumani e dalmati in Italia e nel mondo - ancora oggi è viva, a dimostrazione di una storia che continua nonostante la follia dell’odio, nei Paesi della sponda orientale dell’Adriatico che faticano ancora ad ammettere lo splendore di una civiltà sorta nei territori da essi amministrati, in evidente contrasto con lo spirito europeo che ne dovrebbe ormai animare gli orientamenti e le linee guida per una moderna società. 
Quella sugli istriani fu pulizia etnica e politica da parte dei comunisti titini, manifestatasi drammaticamente con le foibe ed i massacri che mai avrebbero potuto e dovuto essere giustificati, neanche con i crimini commessi in precedenza dai fascisti: un vero e proprio stravolgimento epocale che voleva riportare l’umanità a condizioni tribali.
Sono i giovani i primi che dovremmo invitare a ricordare il dramma vissuto da un’intera comunità, affinché traggano da una vicenda così dolorosa un giusto insegnamento ispirato al rispetto dei valori della tolleranza, del rispetto reciproco, della convivenza pacifica e della giustizia.
Nella nona edizione del “Giorno del ricordo” alcuni parlamentari hanno proposto opportunamente di sottoscrivere un appello al Capo dello Stato - che sarebbe bene che anche questo Consiglio faccia suo - affinché revochi al dittatore jugoslavo Tito il titolo di Cavaliere di Gran Croce, decorato di gran cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, di cui purtroppo è stato insignito in passato, in quanto indegno di qualsiasi riconoscimento italiano o internazionale per i crimini che ha promosso nei confronti di migliaia di italiani.
Quelle sulle vittime delle foibe e sull’esodo giuliano dalmata, infatti, sono pagine dolorose della nostra storia recente di cui il dittatore comunista è stato il primo responsabile; oggi però, fuori da ogni ritualità, vorremmo che quelle pagine di sangue divenissero un monito volto ad accrescere la consapevolezza dell’importanza della pacifica convivenza tra i popoli e del rifiuto di qualsiasi violenza.
E' necessario quindi tramandare il ricordo sensibilizzando i più giovani e rifuggendo la “congiura del silenzio” e l’oblio che per troppi anni hanno caratterizzato questi temi, affinché queste pagine di storia non siano mai più rimosse o dimenticate, dando continuità a questa azione con momenti di formazione, dibattito e incontro non solo nei giorni dedicati ma anche con l'impegno culturale durante tutto il resto dell'anno.
Sia chiaro il “Giorno del Ricordo” non è una riparazione materiale ai drammi d’allora, ma è comunque un atto di giustizia, verità, riconciliazione. E’ l’aver riconsegnato alla storia nazionale pagine ignobilmente strappate. Questa legge può essere un’occasione per una ricucitura storica e culturale tra tutti gli italiani, una presa di coscienza nazionale sulla lunga e diffusa esperienza umana e civile degli italiani dell’Adriatico orientale, che hanno dato un grande contributo alla costruzione di quell’Europa adriatica che era il sogno di tanti uomini di cultura nazionale.
La vicenda degli esuli giuliano - dalmati è una delle pagine più drammatiche della nostra storia. Nel martoriato confine orientale, l’odio etnico e il furore ideologico determinarono, in una terribile concatenazione di eventi, la pulizia etnica e l’esodo di migliaia di italiani. Questa Giornata restituisce all’Italia la memoria di un dramma per troppo tempo negato e permette a ogni cittadino di sentirsi parte di un’unica comunità.
Coltivare la memoria e la storia di quegli eventi è necessario per il rispetto dovuto ai 20mila infoibati e alla dignità offesa di 350mila profughi istriani, fiumani e dalmati. E’ fondamentale Consiglio Provinciale
Gruppo Consiliare del Popolo della Libertà che in quel confine si sia lavorato, in questi anni, per sanare le ferite del passato e che si possa oggi guardare con fiducia a un futuro di convivenza e di collaborazione.
Per tali ragioni, oggi, al di là di ogni schieramento e posizione politica, dobbiamo condannare con fermezza tutti gli atti incivili che sono stati compiuti, anche nelle scorse settimane, in varie parti d’Italia come nella nostra Trieste, da parte di persone o ambienti politico sociali che ancor oggi alimentano e perseguono l’odio nei confronti degli italiani vittime delle foibe e protagonisti dell’esodo. Con atti che oltraggiano i simboli che gli esuli hanno eretto a imperituro ricordo del sacrificio del loro popolo, personaggi vili e fuori dal tempo promuovono una cultura negazionista che vilipende ed offende i giuliano dalmati ed i loro eredi creando preoccupazione e sconcerto proprio nei giorni dedicati al ricordo e alla preghiera. 
Noi invece ricordiamo commossi gli italiani sterminati nelle foibe e tutti coloro che furono cacciati dalle loro case e dai loro cimiteri in Istria, a Fiume, in Dalmazia. Questa memoria va condivisa da tutta la nazione, per rendere onore alle vittime di uno sterminio e ricordare violenze e prevaricazioni di ogni tipo. Mai più pagine strappate, ma per sempre l’omaggio della Patria e degli italiani a chi pagò così duramente l'amore per la patria italiana.

Claudio Grizon
Capo Gruppo del Popolo della Libertà

sabato 27 febbraio 2010

DIMENTICATE LE GIORNATE DELLA MEMORIA E DEL RICORDO

Da Il Piccolo del 27 febbraio 2010 - Pagina 19 - Trieste

IL PDL DI MUGGIA

«Dimenticate le Giornate della Memoria e del Ricordo»
Grizon e Gretti accusano sindaco e amministrazione - Nesladek: sempre rispettate


MUGGIA - I consiglieri comunali Claudio Grizon e Christian Gretti, a nome del coordinamento muggesano del Pdl, accusano il sindaco di non aver promosso nessuna iniziativa celebrativa, sul territorio comunale, per la Giornata del Ricordo e per quella della Memoria. «Il sindaco Nerio Nesladek, e con lui la giunta e la maggioranza – si legge in una nota – forse a causa del clima carnascialesco o di altri pensieri, quest’anno hanno completamente scordato le Giornate della Memoria e del Ricordo. A causa di questa disattenzione, quindi, il Comune di Muggia ha rinunciato a promuovere una qualsiasi, seppur piccola e semplice, iniziativa celebrativa, magari coinvolgendo le scuole, in occasione di queste giornate. Il Giorno della Memoria, istituito per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, e il Giorno del Ricordo, che il Parlamento ha voluto dedicare alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo – rilevano i due consiglieri, sono ormai divenuti patrimonio comune del popolo italiano. Qui a Muggia, invece, il sindaco forse ritiene che queste celebrazioni rappresentino solo un costo per l’amministrazione, e non un’occasione in cui offrire momenti di approfondimento e di conoscenza, affinché i fatti accaduti contribuiscano a formare una memoria collettiva e costituiscano un monito da additare alle nuove generazioni».
Alle accuse mosse dal Pdl così risponde Nesladek: «Questa amministrazione ha sempre rispettato sia il giorno della Memoria che quello del Ricordo. Siamo stati sempre presenti, in forma ufficiale e con i nostri gonfaloni, durante queste giornate per rappresentare la città di Muggia. Da quello che ricordo, non ho mai visto invece nessuno di coloro che mi accusano di non prestare abbastanza attenzione a queste manifestazioni, e che rappresentano una parte importante dei cittadini del nostro Comune». (a.d.)

mercoledì 24 febbraio 2010

NESLADEK DIMENTICA LE GIORNATE DELLA MEMORIA E DEL RICORDO

Il sindaco Nerio Nesladek, e con lui la giunta e la sua maggioranza, forse a causa del clima carnascialesco o di altri pensieri che frullano nelle loro teste, quest’anno hanno completamente scordato le Giornate della Memoria e del Ricordo.

A causa di questa disattenzione, quindi, il Comune di Muggia ha rinunciato a promuovere una qualsiasi seppur piccola e semplice iniziativa celebrativa, magari coinvolgendo le scuole, in occasione di queste giornate.

Il Giorno della Memoria, istituito con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, ed il Giorno del Ricordo che il Parlamento italiano ha voluto dedicare, con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati sono ormai divenuti patrimonio comune del popolo italiano.

Qui a Muggia, invece, dove oltretutto la storia del secolo scorso ha lasciato segni evidenti che mantengono ancor oggi ricordi vivi, contrariamente a quanto accade in centinaia di comuni italiani, il sindaco Nesladek forse ritiene che queste celebrazioni rappresentino solo un costo per l’amministrazione e non un’occasione in cui offrire momenti di approfondimento e di conoscenza, affinché i fatti accaduti contribuiscano a formare una memoria collettiva e costituiscano un monito da additare alle nuove generazioni.

A nome del Coordinamento del PDL di Muggia

Claudio Grizon
Coordinatore del Pdl di Muggia
Consigliere Comunale

Christian Gretti
Vice Coordinatore del Pdl di Muggia
Consigliere Comunale

mercoledì 10 febbraio 2010

GIORNO DEL RICORDO 2010, PER NON DIMENTICARE Il SACRIFICIO DEGLI ESULI GIULIANI, ISTRIANI, FIUMANI E DALMATI

I programmi e le iniziative in Italia e nel mondo in occasione del Giorno del Ricordo li potete trovare collegandovi al sito http://www.anvgd.it