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lunedì 4 luglio 2016

#PROVINCIA DI #TRIESTE, AL VIA LA NUOVA #GIUNTA A QUATTRO PER I PROSSIMI 5 MESI

La presidente Bassa Poropat con la governatrice Serracchiani madrina della legge
"affossa Provovince": alla presidente della provincia di Trieste l'onore di chiudere l'Ente
Alla Presidente Maria Teresa Bassa Poropat rimangono le deleghe alle "varie ed eventuali"

Con un decreto dello scorso 30 giugno, ad oggetto "Deleghe assessorili ­ ricognizione", la presidente Bassa Poropat, dopo aver recepito le dimissioni degli assessori Adele Pino e Roberta Tarlao, ormai rimaste senza competenze, ha nominato la "nuova" giunta provinciale che porterà l'Ente al commissariamento che decorerà dal prossimo 1 dicembre, salvo ulteriori colpi di scena.
Riconfermato come Vice Presidente Igor Dolenc che si occuperà ancora di Valorizzazione del Territorio e Politiche per il Carso e Rapporti Transfrontalieri; l'assessore Mariella Magistri in De Francesco a Bilancio e Finanze, Patrimonio, Personale e Edilizia scolastica aggiunge anche la Programmazione finora in capo alla Pino.
Resta al suo posto Vittorio Zollia che proseguirà il suo lavoro con la Pianificazione Territoriale, l'Ambiente e l'Energia.
Alla presidente rimarranno le competenze residuali non delegate, sostanzialmente gli atti di rappresentanza e quelli propedeutici alla chiusura dell'Ente.

Claudio Grizon
Capo Gruppo PDL

mercoledì 13 novembre 2013

"EX CAMPO PROFUGHI OCCUPATO SENZA DIRITTI DALLE BORGATE CARSICHE"

Da Il Piccolo di mercoledì 13 novembre 2013 - Pagina 23 - Cronaca Trieste

«Ex Campo profughi occupato senza diritti dalle Borgate carsiche» 
Azione legale aperta con la Provincia. De Francesco: nessun contratto. Grgic: il Piano regolatore parla chiaro  

Si è aperto un contenzioso tra la Provincia e l’Unione coordinativa delle Borgate carsiche. «Stanno occupando abusivamente l’ex Campo Profughi di Patriciano», sostiene l’assessore provinciale al Patrimonio, Mariella Magistri De Francesco. «Abbiamo il diritto di stare lì – replica Claudio Grgic, presidente dell’Unione borgate carsiche – sono loro che sistemando lì un loro magazzino, il Museo istriano e la sede della Centrale operativa del Soccorso speleologico non rispettano quanto previsto dal Piano regolatore». 
Per l’ex Campo profughi (nella foto la parte a disposizione dell'Unione degli Istriani), un tempo proprietà demaniale e oggi della Provincia, Palazzo Galatti sta mettendo a punto da anni un piano di recupero che prevede di destinare quegli spazi a sedi di diverse associazioni. «C’è un’azione legale in corso – anticipa De Francesco - dopo ripetuti inviti a lasciare libero l’edificio abbiamo dovuto agire diversamente. Con noi non hanno alcun contratto: forse lo avevano con il Demanio, ma non con la Provincia».
L’Unione delle borgate carsiche oggi occupa 4 dei 5 ettari a disposizione dell’ex Campo profughi. «Abbiamo avanzato la proposta di regolarizzare la nostra posizione – riferisce Grgic – con l’obbligo però per la Provincia di cedere quell’area alla Comunità locale come previsto da un accordo siglato con Regione e Comune prima della costruzione del Sincrotrone». La vicenda ha radici lontane. «Noi siamo in questi spazi dal 1954, da quando se ne andarono gli americani», racconta Grgic: «I nostri nonni furono espropriati di quest’area allo scopo di realizzare un riformatorio giovanile, invece nel 1954 dovemmo consegnare le chiavi alla Prefettura per farvi ospitare gli istriani. L’ultimo di loro se ne è andato nel ‘72 e a quel punto ci sono state riconsegnate le chiavi».
La presenza dell’Unione delle borgate in quegli spazi è stata scandita da continui contrasti con le amministrazioni locali. «Quando è stata realizzata l’Area di ricerca – spiega il presidente - avevamo accettato di dare ospitalità nell’ex Campo profughi al museo de Henriquez che da Trebiciano si sarebbe spostato qui. Ma nell’84 il Demanio ha dato in affitto tutto l’ex Campo al Comune a nostra insaputa. Nell’86, sindaco allora Staffieri, aveva fatto di tutto per mandarci fuori». Grgic rivendica il diritto dell’Unione delle borgate carsiche a restare in quegli spazi, contestando le altre realtà esistenti nella stessa struttura. «Il Piano regolatore prevede che quell’area sia destinata ad attività delle popolazioni locali – dichiara – mentre la Provincia in un quinto della struttura ha sistemato un suo magazzino, il Museo istriano e gli speleologi che nulla hanno a che fare con lo sviluppo della popolazione locale». 
Il contenzioso tra Unione borgate e Provincia è finito nel mirino dell’opposizione. «Quello che doveva essere un progetto prestigioso – sottolinea Claudio Gizon, capogruppo Pdl in Consiglio provinciale - è diventato un problema ingombrante anche sul piano finanziario, in quanto sta mettendo a rischio il milione e 150 mila euro che erano stati stanziati per l’iniziativa e che scadono nel 2014». 
Per fare il punto sullo stato delle cose si è riunita anche la Commissione trasparenza. «Durante la commissione – riferisce Grizon - abbiamo appreso che per ben due volte è stata respinta la richiesta di intavolazione della proprietà dell’area per incongruenze planimetriche e che il Demanio, cui competono i relativi adempimenti, non ha le risorse per perfezionare gli atti: siamo all’assurdo». La giunta Bassa Poropat con il bilancio 2013 ha deciso di porre l’ex Campo profughi tra i beni da valorizzare anche con l’alienazione. «A questo punto – chiude Grizon – aspettiamo un bando per la raccolta di manifestazioni d’interesse o altre iniziative simili utili ad accelerare la vendita del comprensorio». Laura Tonero

L’EX CAMPO PROFUGHI DI PADRICIANO OCCUPATO SENZA TITOLO DALL’UNIONE DELLE BORGATE CARSICHE

Grizon (Pdl): fallito il progetto della giunta Bassa Poropat che voleva dar casa ad associazioni, consorzi e cooperative slovene

“Avrebbe dovuto essere uno dei progetti di punta del secondo mandato della presidente Bassa Poropat ma si sta rivelando una pala al piede con tanto di complicanze giudiziarie ad oggi irrisolte”.
Lo rivela Claudio Grizon, capo gruppo del Pdl a Palazzo Galatti, evidenziando che “l’oggetto del contendere è l’ex Campo Profughi di Padriciano che alcuni anni orsono la Provincia ha acquisito dal Demanio permutando altri beni non necessari ai propri scopi”.
“Per Padriciano – ricorda Grizon - la Provincia avrebbe voluto costruire non è ben chiaro quale progetto, attingendo inizialmente a risorse residue dell’ex Comunità Montana pari a 1.150.000 euro, congelate da anni, e a fondi europei”. “Sembra, comunque, che il suo vero fine avrebbe dovuto essere quello di dar casa ad associazioni, cooperative, consorzi e organizzazioni espressione diretta o indiretta della comunità slovena, operanti sul Carso nel campo dell’agricoltura”.
Per fare il punto sullo stato delle cose e per chiarire le ragioni del silenzio attorno alla questione dell’ex Campo Profughi Grizon, di concerto con gli altri esponenti dell’opposizione, ha chiesto prima dell’inizio della pausa estiva una riunione della Commissione Trasparenza presieduta da Stefano Martucci della Lista Dipiazza che s’è alla fine svolta lo scorso 11 ottobre.
In primo luogo nei propositi di Grizon si trattava di procedere agli approfondimenti necessari in merito agli interventi di messa in sicurezza e bonifica dall’amianto che è stato riscontrato nell’area e di comprendere se è ancora utile mantenere nel patrimonio provinciale l’intero comprensorio.
“Nel corso della commissione – sottolinea il capo gruppo del Pdl - abbiamo appreso che per ben due volte è stata respinta la richiesta di intavolazione della proprietà dell’area per incongruenze planimetriche e che il Demanio, a cui competono i relativi adempimenti, non ha le risorse per perfezionare gli atti: siamo davvero all’assurdo”.
Nel frattempo però la Provincia, a più riprese, si è fatta carico di alcune spese di pulizia e bonifica delle aree che in parte si devono ancora completare.
“Abbiamo poi appreso – prosegue Grizon - che nel frattempo sono stati perfezionati dei regolari contratti di concessione con l’Unione degli Istriani, per gli spazi dedicati al suo museo, e con un’associazione di speleologi mentre, audite audite, si è aperto un vero e proprio contenzioso con l’Unione Coordinativa delle Borgate Carsiche presieduta da Carlo Grghich che sta occupando senza titolo una parte delle palazzine fin da quando il bene era in capo al Demanio, impedendo l’accesso alla stessa Provincia che dovrebbe completare dei lavori di bonifica e delle caratterizzazioni”.
Per risolvere il contenzioso la giunta provinciale sei mesi orsono ha affidato ad un legale l’incarico per far sloggiare l’Unione delle Borgate Carsiche che, da parte sua, “da quanto ci è stato relazionato – spiega Grizon - sembra che in questo modo voglia ricattare le istituzioni in quando ritiene che la comunità che rappresenta non è mai stata indennizzata per i terreni che a suo tempo sono stati espropriati per pubblica utilità per la realizzazione del Sincrotrone e dell’Area di Ricerca”.
“In questo modo – conclude Grizon - quello che doveva essere un progetto prestigioso per Palazzo Galatti è diventato un problema ingombrante sia sul piano finanziario, in quanto sta mettendo a rischio il milione e 150 mila euro che erano stati stanziati per l’iniziativa e che scadono nel 2014, sia sul piano politico per quanto riguarda i rapporti con una parte di quella comunità slovena che ha contribuito per ben due volte a far eleggere la presidente Bassa Poropat, ma che si è impantanata senza ragione e diritto in una contrapposizione giudiziaria che non può che veder vincitrice la Provincia”.
A questo punto l’esponente del Pdl in Commissione Trasparenza ha messo in evidenza che “alla luce dei fatti, e viste le difficoltà finanziarie che gli enti pubblici stanno vivendo in particolare per la questione del patto di stabilità, non ha assolutamente più senso che la Provincia mantenga nel suo patrimonio l’ex Campo Profughi in quanto non esiste allo stato alcun progetto concreto di ristrutturazione che abbia copertura finanziaria” (si tratterebbe di oltre una decina di milioni di euro) e che sia in linea con le finalità dell’Ente. Ha evidenziato inoltre che semmai, “se di investimenti si deve parlare, questi devono esser fatti prevalentemente nei settori dell’edilizia scolastica e della viabilità”. Consapevole di essersi impantanata in un progetto senza futuro la giunta Bassa Poropat con il bilancio 2013 ha finalmente deciso di porre l’ex Campo Profughi tra i beni da valorizzare anche con l’alienazione. “A questo punto – chiude secco Grizon – aspettiamo un bando per la raccolta di manifestazioni d’interesse o altre iniziative simili utili ad accelerare la vendita del comprensorio”.
(comunicato inviato a Il Piccolo il 22 ottobre 2013)

venerdì 3 settembre 2010

DALLA PRESIDENTE BASSA POROPAT SULLE SPESE LEGALI ACCUSE STIZZITE E BEN “POCO ISTITUZIONALI”

Adesso basta con queste fandonie e accuse politicamente ridicole: chi è causa del suo mal pianga se stessa. Dietro all’atteggiamento da gentile professoressa abituata ai salotti e ai tè delle cinque, questa presidente nasconde tutte le sue incapacità, l’arroganza e le gaffe a cui ci ha abituato in questi cinque anni.
L’accusa di “atteggiamento di rivalsa politica ben poco istituzionale” è delirante, vergognosa e semmai attribuibile a lei e alla sua maggioranza che, in assenza di una sentenza di primo grado ha ritenuto fin dall’inizio della causa far costituire parte civile la Provincia pur potendolo fare eventualmente successivamente sulla base di pronunciamenti a suo favore.
In questa vicenda la presidente Bassa Poropat ha dimostrato di avere, assieme all’assessore Mariella De Francesco, un atteggiamento preventivamente giustizialista e persecutorio volto, più che a tutelare l’Ente, a delegittimare la precedente amministrazione ed in particolare il suo presidente Fabio Scoccimarro.
E’ curioso poi che da un lato la Bassa Poropat dichiari che “non abbiamo motivo di mettere in dubbio la legittimità” delle fatture mentre nel contempo chiede un parere favorevole dell’Ordine.
La professoressa Bassa Poropat si lamenta del rilevante importo delle fatture, si è forse dimenticata che la triste vicenda giudiziaria che colpì l’ex vice sindaco Damiani costò già allora al Comune di Trieste ben 80 mila euro?
In realtà quello della presidente è un atteggiamento che ritroviamo anche nel ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro la Regione per aver avallato l’estromissione del rappresentante della Provincia dal consiglio amministrazione dell’ITIS dove, alla luce delle competenze della Provincia sui temi sociali, in realtà la sua presenza era superflua. In caso di esito sfavorevole grazie alla professoressa Poropat i cittadini si faranno carico anche qui delle spese legali originate da un puntiglio di natura “politica”. Vale la pena ricordare che la Provincia ha incaricato legali esterni mentre la Regione affronterà il TAR con i suoi dipendenti comunque già pagati.
E’ una bufala poi l’affermazione della presidente uscente della Provincia quando dice che la “Provincia non ha perso ma paga per i suoi amministratori” facendo finta di non sapere chi, certamente non riconducibile al centro destra, aveva ingenerato il clima che ha portato alle accuse contro la precedente amministrazione.

Claudio Grizon 
Capo Gruppo FI-PDL

Marco Vascotto
Capo Gruppo AN-PDL


domenica 29 agosto 2010

DEBITO DA 250 MILA EURO IN PROVINCIA, ATTIVITA' BLOCCATA

Da Il Piccolo del 29 agosto 2010 - Pagina 14 - Trieste


GLI AVVOCATI DEGLI EX AMMINISTRATORI ASSOLTI PRESENTANO IL CONTO


Debito di 250mila euro in Provincia, attività bloccata

L’assessore De Francesco: «Parcelle impreviste».
Vascotto (An-Pdl): «Si sono costituiti parte civile, adesso pagano»

di MADDALENA REBECCA

Che gli avvocati prima o poi avrebbero presentato il conto, lo sapevano. Quello che non sospettavano era invece di dover pagare un importo a sei cifre. E così, quando si sono visti presentare una parcella da 250 mila euro dai difensori dell’ex presidente provinciale Fabio Scoccimarro, dell’allora assessore Piero Tononi e dell’ex capo di gabinetto Francesca Vivarelli - coinvolti e poi assolti nel cosiddetto ”processo del gazebo” -, gli attuali vertici di palazzo Galatti hanno dovuto correre ai ripari. Come? Bloccando temporaneamente tutti i pagamenti dell’ente, in attesa di recuperare le risorse necessarie a saldare l’impegnativa fattura.
IL BLOCCO «Si è trattato però di un blocco durato appena quattro giorni - precisa l’assessore al Bilancio Mariella De Francesco -. Giusto il tempo per ristabilire la copertura dell’improvviso debito fuori bilancio. Parcelle da 250 mila euro, del resto, normalmente non ne arrivano molte. E dal momento che il Patto di stabilità impone limiti precisi, prima di convocare la giunta e individuare la copertura, abbiamo inevitabilmente dovuto sospendere le spese. La situazione, tuttavia, è già tornata alla normalità. Il blocco è stato rimosso subito dopo la riunione di giunta convocata mercoledì scorso».
IL DEBITO Va detto però che il pagamento dei 250 mila euro dovuto ai difensori degli degli ex amministratori provinciali, tra cui gli avvocati avvocati Alfredo Antonini e Claudio Giacomelli, non esaurirà i debiti dell’amministrazione Bassa Poropat legati a vicende giudiziarie. Oltre alle spese legali per l’affaire gazebo”, infatti, andranno sostenute anche quelle per l’altro processo a carico di Scoccimarro, Tononi e del dirigente Luciano Daveri, indagati e poi assolti per abuso d’ufficio e irregolarità nell’affidamento di incarichi.
PARTE CIVILE La giunta Bassa Poropat, inoltre, si vedrà recapitare pure una terza parcella: quella dell’avvocato Maurizio Consoli relativa all’assistenza legale fornita all’ente costituitosi parte civile nel processo innescato dall’installazione del gazebo per la distribuzione agli anziani delle tessere dei bus. «È vero - precisa ancora l’assessore De Francesco -. ai 250 mila euro di spese legali per gli ex amministratori andrà aggiunto anche l’onorario dell’avvocato Consoli. In questo caso, però, parliamo di una cifra molto più contenuta e già preventivata. Al momento di costituirci parte civile, infatti, avevamo previsto la relativa copertura. Del tutto imprevista, a livello di entità di spesa, si è rivelata invece l’altra parcella. Sapevamo di dover procedere al pagamento, visto che il processo di appello si è concluso da tempo (la sentenza di assoluzione è stata pronunciata lo scorso 1° marzo dal presidente della Corte d’Appello Mario Trampus ndr), ma non conoscendone l’importo, non avevamo la copertura».
L’OPPOSIZIONE Parole che lasciano di stucco il consigliere provinciale di An-Pdl Marco Vascotto, autore di un’interrogazione presentata proprio per conoscere le motivazioni del blocco dei pagamenti scattato nei giorni scorsi. «Se le affermazioni dell’assessore corrispondono al vero, c’è da essere seriamente preoccupati per la scarsa capacità di previsione dell’amministrazione. Capirei il problema se si verificasse, chessò, una tromba d’aria che all’improvviso buttasse giù palazzo Galatti. Ma qui - continua Vascotto - parliamo di un processo conclusosi oltre sei mesi fa. Possibile che questa giunta, arrivata peraltro non l’altro ieri ma quattro anni fa, non abbia stipulato un’assicurazione in grado di far fronte a spese consistenti o una qualche altra griglia di copertura? Mi pare davvero strano che, da un giorno all’altro, la giunta si sia ritrovata così in difficoltà da dover ricorrere addirittura al blocco dei pagamenti. Cose simili possono succedere ad un privato che si trova a ricevere una ”botta” inattesa, non certo ad un ente pubblico come la Provincia».
LA SCELTA Scarsa lungimiranza quindi a cui, secondo Vascotto, si sommano poi gli effetti di un’altra mossa ”inopportuna”: la scelta di costituirsi parte civile sostenendo di essere stata lesa nella propria immagine dalla condotta degli ex amministratori. «In questo ci hanno messo del loro - prosegue l’esponente di An-Pdl -. Se volevano andare a recuperare eventuali danni d’immagine, potevano almeno aspettare la conclusione del processo penale. Invece hanno accelerato i tempi e ora ne pagano le conseguenze. Ancora oggi mi sfugge l’opportunità di quell’azione. Si sarebbe potuto attendere l’esito dell’appello e poi agire».
LA DELIBERA L’impressione del centrodestra, insomma, è che in tutta questa vicenda la Provincia «abbia perso la barra del comando. Tanto da dover addirittura sospendere i pagamenti dell’ente per riuscire a riprendere il controllo». «La cosa comunque - conclude Vascotto - non può finire così. Voglio vedere le carte e capire anche in che modo si è arrivati alla copertura del debito. Passaggio che, ricordo, per legge richiede il coinvolgimento del consiglio provinciale».

venerdì 28 maggio 2010

“AULA BLU”, CENTROSINISTRA ANNASPA, RESPINTI EMENDAMENTI DEL CENTRODESTRA

“AULA BLU”, CENTROSINISTRA ANNASPA, RESPINTI EMENDAMENTI DEL CENTRODESTRA

Nel corso del sopralluogo che la competente Commissione consiliare aveva svolto mercoledì alla presenza dell’Assessore Pino, incontrando i responsabili dell’ “Aula Blu” promossa dalla scuola Bergamas, era emerso un generale e trasversale apprezzamento per l’iniziativa; i consiglieri di opposizione presenti non potevano però fare a meno di rilevare la miopia della Giunta Poropat che nel corso del 2010 aveva tagliato del 50% rispetto al 2009 (da 5.000 a 2.500 euro) il contributo erogato a sostegno del progetto didattico, motivando il tutto con generiche esigenze di bilancio.
Nel corso del Consiglio di ieri sera quindi i capigruppo Marco Vascotto (AN-PDL), Claudio Grizon (FI-PDL), Fabio Scoccimarro (CDL) e Paolo de Gavardo (Lista Dipiazza) hanno presentato alcuni stringati emendamenti alla variazione di bilancio in discussione, tesi a ripristinare il contributo originale e a rinnovarlo anche per i prossimi due anni, al fine di dare un minimo di assicurazione sulla continuità dell’iniziativa.
Anche alcuni consiglieri di centrosinistra ritenevano quindi di presentare un emendamento analogo, incrementando l’importo da 2.500 a 3.000 euro; preso atto dell’evidente convergenza che andava delineandosi, il centrodestra proponeva quindi l’ipotesi di incrementare di 3.500 il contributo.
Il Consiglio veniva però gelato dal parere sostanzialmente contrario espresso dall’Assessore al bilancio, De Francesco, a nome della Giunta. In sostanza risultavano permanere le esigenze di bilancio, talmente stringenti che in una variazione di bilancio di oltre 7 milioni e centomila euro, su un bilancio di quasi 128 milioni di euro, non si trovava ieri sera la possibilità di reperire 2.500 euro…
L’offerta era quella di raccogliere una raccomandazione affinché in una delle prossime variazioni di bilancio si potesse valutare l’opportunità di ripristinare il contributo tagliato. Offerta accolta senza tentennamenti dal presidente della commissione Klun (PD) quale primo firmatario dell’emendamento di centrosinistra; constatata la disarmante assenza del senso del ridicolo il centrodestra poneva invece ai voti gli emendamenti, bocciati dalla sinistra compresi i firmatari dell’emendamento Klun.
La seduta si concludeva sostanzialmente evidenziando che anche sui piccoli interventi, condivisi nella sostanza trasversalmente da consiglieri di centrodestra e centrosinistra, la Giunta Poropat riesce a imporre logiche di schieramento che sviliscono il ruolo del Consiglio ridotto a mero votificio a ratifica delle decisioni prese dagli Assessori.

Marco Vascotto Capogruppo Alleanza Nazionale – PDL

Claudio Grizon Capogruppo Forza Italia – PDL

venerdì 15 gennaio 2010

NEGOZI "SFRATTATI" DA PALAZZO GALATTI

Da Il Piccolo del 15 gennaio 2010 - Pagina 17 - Trieste

POLEMICA

Negozi ”sfrattati” da Palazzo Galatti Grizon: scelta immotivata. Bassa Poropat: non consoni a una sede istituzionale


Solo a due delle attività commerciali ospitate al piano terra di Palazzo Galatti - edificio di proprietà della Provincia, disposto tra le vie Galatti, Roma e della Geppa - è stato rinnovato il contratto di affitto. Gli altri fori ora sono vuoti. «In questo modo - rileva Claudio Grizon, capogruppo di Forza Italia in consiglio provinciale - l’ente perde 21 mila euro di affitti che non saranno certo compensati da altre entrate. Proprio il non utilizzo dei locali, un tempo affittati, ha già causato una mancata entrata per l’amministrazione provinciale di di circa 25 mila euro». La prima attività commerciale a lasciare liberi quegli spazi è stata, ormai due anni fa, la salumeria all’angolo tra via della Geppa e via Roma. Il 31 gennaio 2008, invece, è stata la volta della merceria seguita pochi mesi dopo, precisamente il 31 marzo, dal bazar gestito da una famiglia cinese. Infine, lo scorso 31 dicembre, a chiudere i battenti è stata l’oreficeria.
«Presenterò un’interrogazione - avverte Grizon - una segnalazione ai revisori e, se le risposte non mi convinceranno, segnalerò formalmente il caso alla Corte dei Conti. La presidente Bassa Poropat ha rinunciato immotivatamente a 25 mila euro e forse anche più, considerato che gli affitti previsti dai vecchi contratti sarebbero stati ritoccati con un aumento».
Pronta la replica della presidente di Palazzo Galatti: «A noi servono degli spazi che andremo a destinare agli sportelli rivolti ai cittadini e al Forum Giovani - dice la presidente Maria Teresa Bassa Poropat - e quei fori, un tempo occupati da attività anche poco consone ad un palazzo istituzionale, saranno utilizzati a questo scopo. Il progetto prevede la richiesta di un finanziamento regionale al fine di riqualificare l’intero edificio». Invece di cercare altrove spazi, insomma, la Provincia «preferisce usufruire dei locali di proprietà dell’ente - aggiunge Mariella De Francesco, assessore alle Finanze e al Bilancio - così, nel tempo, l’ente non subirà alcun danno economico».
E parlando nello specifico dei fori commerciali «la salumeria - puntualizza la De Francesco - ha deciso di andarsene anticipatamente rispetto al termine del contratto, mentre gli altri alla scadenza dell’accordo. Abbiamo deciso di rinnovare il contratto solo alla tabaccheria e al bar che hanno anche una funzione di pubblico servizio».
Una spiegazione che non convince il consigliere provinciale di opposizione Grizon: «Al momento è ancora tutto fermo - spiega - e se riusciranno a far partire i lavori non potremo che leggerli in chiave elettorale. Con l’amministrazione guidata da Scoccimarro - conclude il forzista - avevamo pensato a una ristrutturazione del piano terra di palazzo Galatti, finalizzata alla realizzazione dell’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico, di una sala mostre e di una sala conferenze. Così si consentiva all’ente di svolgere nella propria sede istituzionale diverse attività mettendo gli spazi a disposizione della comunità». (l.t.)